cs 89/2023 Messaggio congiunto per la festa di San Benedetto, patrono d’Europa

MESSAGGIO PER LA FESTA DI SAN BENEDETTO PATRONO D’EUROPA

Anche quest’anno il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, gli abati di Santa Giustina (dom Giulio Pagnoni) e Praglia (dom Stefano Visintin) e l’abbadessa di San Daniele (madre Maria Chiara Paggiaro) hanno firmato un messaggio per la festa di San Benedetto, abate, patrono d’Europa (11 luglio 2023).

Di seguito anticipiamo il testo integrale del messaggio.

Messaggio per la festa di San Benedetto, abate, patrono d’Europa

11 luglio 2023

Carissimi fratelli e sorelle,

anche quest’anno la festa di san Benedetto, patrono d’Europa ci invita a una sosta pensosa sulla nostra vita personale, sul cammino comunitario della nostra Chiesa e della società di cui facciamo parte.

Nel periodo estivo sperimentiamo una variazione dei ritmi consueti e abbiamo la possibilità di riscoprire con occhi nuovi ciò che ci circonda e le persone con cui viviamo.

San Benedetto ci incoraggia innanzitutto – attraverso la prima parola della sua Regola “ausculta” – a percepire ciò che ci sta attorno, affinando anche la capacità di indagare il nostro cuore. Questo esercizio, fondamentale e perenne, viene proposto non per rimanere chiusi in sé stessi, o per costruire confini invalicabili nella nostra vita, ma per ridiventare protagonisti consapevoli della nostra esistenza.

Nel progetto della creazione Dio chiede all’uomo di essere suo alleato nel benedire, custodire e sostenere il Creato. Gli affida questo compito, come incarico di singolarissima fiducia.

Anche la voce di san Benedetto, che viene a noi dopo aver attraversato quindici secoli, ci conferma la bontà fondamentale del Creato, che va amato, rispettato e custodito.

Oggi comprendiamo come sia decisiva la relazione con l’ambiente, con la “nostra” terra: da un lato la mobilità, personale e collettiva, gli strumenti di comunicazione, la trasformazione dei territori ci consentono vantaggi mai prima conosciuti; dall’altro questi stessi fenomeni richiedono forme di responsabilità lungimiranti.

Immaginarci custodi della casa comune, ci aiuta a porre in essere azioni e politiche di cura del creato e dei fratelli anche in Europa. Abbiamo ferite da rimarginare nei nostri territori e in quelli sfruttati per alimentare il nostro insostenibile modello di sviluppo.

Abbiamo città da ricostruire nelle relazioni di appartenenza e di accoglienza, perché vi siano prosperità e pace.

Mettendoci alla scuola di Benedetto impariamo che tutti gli ambienti nei quali si vive insieme sono palestra per crescere nella maturità di figli di Dio, chiamati a una vita pienamente umana e veramente fraterna.

Il Patriarca del Monachesimo d’Occidente concentrandosi – come è naturale – sull’organizzazione del monastero, ha delineato alcuni principi generali affinché ogni ambiente sia luogo di vita: essere caratterizzato da una storia ricevuta e da un presente vissuto; vivere di relazioni stabili e feconde interne; essere in rapporto con i territori che lo circondano. Ci piace pensare che queste siano caratteristiche che hanno contribuito a generare l’Europa, straordinario crogiolo di idealità, di tradizioni e di civiltà complementari e al contempo fragile laboratorio di assetti sociali e di innovazioni.

Nella Regola di san Benedetto troviamo, in maniera molto semplice, anche spunti per mantenere in equilibrio le varie componenti della nostra esistenza.

Così il giorno, ambito dell’attività, e la notte, spazio per il silenzio e la speranza, si susseguono non per sfinirci, ma perché diventiamo capaci di accettare la loro alternanza come buona per noi: è come se Benedetto ci conducesse per mano nel riconciliarci con i nostri limiti biologici.

Un altro ambito di saggio equilibrio è quello tra la dimensione personale e quella comunitaria: abbiamo bisogno di farle diventare entrambe nostre sorgenti vitali.

Anche quando parla della preghiera, Benedetto riconosce la necessità di una norma per quella comunitaria, ma riconosce anche come l’ispirazione spirituale personale possa alimentare un dialogo autentico con Dio: qui propone di amare l’equilibrio e la costanza.

E alla dimensione della preghiera lega quella del lavoro, che deve essere disponibile per tutti e non assorbire tutta l’esistenza, ma deve seguire un ritmo che alterna l’impegno e il sacrificio con la gioia e la libertà del tempo della festa.

Nell’armonia in noi stessi e nelle relazioni troviamo le risorse per chiedere e costruire la pace, dono per l’umanità, dono che viene da Dio, da Colui che ha detto bene di ogni creatura e si mantiene fermo nel suo progetto di amore universale.

Possa, allora, la festa di san Benedetto essere sosta pensosa e salutare per ciascuno di noi, perché recuperiamo slancio nel vivere la nostra responsabilità di custodi e fratelli, e per l’Europa perché proceda senza indugio nella ricerca di uno sviluppo sostenibile per l’intera creazione e fedele alle sue origini sia artefice di pace.  

 

+ Claudio Cipolla, Vescovo di Padova

Dom Giulio Pagnoni, Abate di Santa Giustina

Madre Maria Chiara Paggiaro, Abbadessa di San Daniele

Dom Stefano Visintin, Abate di Praglia

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