Il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, l’abbadessa di San Daniele (madre Maria Chiara Paggiaro) e l’abate di Santa Giustina (dom Giulio Pagnoni) firmano un messaggio per la festa di San Benedetto abate, copatrono d’Europa, la cui festa ricorre domani l’11 luglio.
Il vescovo Claudio inoltre, domani alle ore 17.00 parteciperà ai Secondi Vespri all’abbazia di Praglia (Pd).
MESSAGGIO CONGIUNTO PER LA FESTA DI SAN BENEDETTO
COPATRONO D’EUROPA
Camminiamo insieme!
San Benedetto è conosciuto come il patriarca della vita monastica in Occidente; giustamente si ritiene suo il merito di avere delineato quella forma che viene chiamata cenobitica, riconoscibile dalle circostanze di avere un luogo di vita comune, il monastero; un profilo normativo e ispirativo, la Regola; e un padre, l’abate.
Una forma di vita che esprime l’evidenza di come sia proprio l’insieme delle relazioni con il prossimo a costituire l’identità del discepolo di Cristo stesso. Tale dimensione comunitaria è voluta dal Signore, fa parte della vocazione di ciascuno e ne configura la chiamata alla vita in pienezza.
Solo in un contesto profondamente sociale e denso di relazioni, si può fondare la risposta adeguata del discepolo: la sua passione per Dio si conserva e matura nell’equilibrata serie di legami con i tempi, i contesti e le persone.
Benedetto indica l’esperienza della vita comune non secondo una dottrina precostituita o un’ideologia, ma con il convincimento che gli viene dalla sua stessa conversione: proprio lui, partito da un ideale di stampo eremitico, certamente alto e impegnativo, viene ammonito a Pasqua a non trascorrere quel giorno da solo: non si può vivere il passaggio dalla morte alla vita senza il prossimo!
La grandezza di Benedetto è consistita quindi anche nel progredire e far maturare il proprio discepolato. Partito dal confronto con la propria indole e gli esempi monastici a lui contemporanei, ha comunque maturato il convincimento che lo ha portato a generare una realtà di vita comune: nonostante le difficoltà che caratterizzano la vita associata nella concretezza di tutti i giorni, lui valuta i monaci cenobiti come «fortissimum genus» (RB 1,13). Questa espressione non è il frutto di un pregiudizio, ma di una prospettiva spirituale sull’uomo: ciascuno porta in sé una vocazione in cui la vita è intrecciata con quella dei fratelli e delle sorelle.
Nel giorno in cui la Chiesa celebra san Benedetto come Patrono d’Europa, possiamo rintracciare una singolare assonanza della sua ispirazione sociale con una caratteristica autentica e preziosa del vivere civile: la capacità di unirsi ad altri per progredire, per avanzare, per andare verso una direzione che si giudica buona e favorevole alla vita di tutti.
E se pensiamo che la Regola è stata elaborata in tempi di profonda disgregazione dei tessuti istituzionali, amministrativi e culturali è molto significativo che Benedetto stimi questa modalità di vivere in modo associato e costruttivo.
Ci chiediamo: la nostra Europa, prima ancora dei meccanismi d’intesa e di organizzazione politico-amministrativa, conserva la stima di san Benedetto sulla bontà di camminare insieme come destino comune?
Gli accordi realizzati solo per l’utilità strumentale, possono dare effetti veloci, ma non generano una tensione positiva. La modalità spiccatamente individuale/nazionalistica di affrontare la realtà non è garanzia di prosperità e di progresso.
Al giorno d’oggi capiamo molto bene cosa significhi fare intese, promuovere alleanze prive di anima e di idealità; proprio per questo invochiamo il patrocinio di san Benedetto sul nostro continente, così diviso, così sfinito, così consumato da varie forme di diffidenza e di crudeltà.
L’apparire della guerra e il suo incancrenirsi in Europa mostrano la facilità con cui ci si abitua agli orrori; i conflitti armati hanno la capacità di persuadere che sia buono e giusto separare, dividere e spartire. Una vera e propria seduzione diabolica che ha prodotto tanti mali nella nostra Europa.
San Benedetto indica con forza che sono la fedeltà quotidiana ai propri doveri e alle corrette relazioni, da parte di tutti e di ciascuno, le leve di un mondo migliore.
Se da un lato abbiamo il compito di denunciare e prendere le distanze dal male, dall’altro spetta anche a noi riconoscere, valorizzare e sostenere le molteplici piste che intersecano le intuizioni di san Benedetto. Pensiamo alle svariate modalità di impegno civile, alla qualità di presenza cordiale ed empatica nelle situazioni più difficili, alla capacità di silenzio e di discrezione dove non è bene sprecare parole.
L’augurio che questo cammino indicato da san Benedetto sia riconosciuto buono e promettente!
+ Claudio Cipolla, Vescovo di Padova
Madre Maria Chiara Paggiaro, Abbadessa di San Daniele
+ Dom Giulio Pagnoni, Abate di Santa Giustina
Padova, 10 luglio 2026
CS 97/2026
CS 97/2026
